Spazi culturali

Gli spazi culturali al servizio del rilancio di una città creativa e inclusiva

Roma è la città metropolitana con la più alta concentrazione al mondo di musei e di siti archeologici: 46 musei statali, 22 musei comunali; 23 musei universitari; 9 musei militari; 21 musei religiosi; 36 musei privati. Roma – che ha ottenuto dall’UNESCO il riconoscimento di “Creative City of Film” – è il più importante hub italiano del settore audio-visivo, sia per formazione (qui hanno sede il Centro Sperimentale di Cinematografa, la Scuola d’Arte Cinematografca “Gian Maria Volonté”, l’Accademia nazionale d’arte drammatica “Silvio D’Amico” oltre a 3 accademie private come IED, RUFA e NABA) che per mercato: qui viene prodotto

il 70% dell’intera produzione italiana, mentre il Lazio è la seconda regione a livello europeo per quota di investimenti nel settore. Nonostante questa sovrabbondanza, la città patisce una massiccia “dismissione”, un disinvestimento di visione, progettualità, capacità collaborativa.

Occorre che il patrimonio culturale della città diventi una rete messa a servizio del rilancio della città. Il cuneo Fori-Appia è il principale progetto mancato. Ma si può mettere a valore il patrimonio di aree pubbliche che intercetta tutti i municipi di Roma. Possiamo pensare a un “distretto culturale” (Flaminio). Possiamo immaginare una rete di luoghi culturali dove l’auto-organizzazione è riconosciuta come una funzione di interesse pubblico. Possiamo rafforzare le strutture che già sono in rete (biblioteche, accademie) affnché diventino “hub” di produzione culturale e socialità.

Dobbiamo lavorare sull’accessibilità (residenze x studenti/artisti; strutture convenzionate a prezzi accessibili; mobilità) per fare in modo che questo patrimonio di possibilità sia “raggiungibile” per la maggior parte delle persone. Soprattutto quando non è in centro.

 

 

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